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Benvenuti nel Blog di
Raffaele Barberio
Nota Biografica

 



domenica, 10 settembre 2006
 

 

E' l'ora delle nomine in Rai: in moto le reti dei partiti e dei parenti

E' l'ora delle nomine Rai attese sin da prima dell'estate. E' il solito rituale. Le uniche novità un pò trasgressive sono rappresentate tutt'al più dalle dichiarazioni sornione di Capezzone che dice di aver trovato per terra in Parlamento un organigramma delle nomine ripartite per collocazione di partito, con la specifica delle quote di cordata spettanti.

Non c'è da meravigliarsi.E' sempre stato così. I partiti hanno sempre dominato la Rai, tutti assieme, con il riconoscimento reciproco delle reciproche deterrenze.

C'è semmai da irritarsi, ancora una volta. E' un'azienda sostenuta da un canone che frutta oltre 3.800 miliardi delle vecchie lire. E per rimanere ai metri di misura del passato, in altri tempi, ironia della sorte, la spesa di tali importi faceva capo ad un sistema di lottizzazione palese che dava comunque qualche garanzia di responsabilità pubblica. La Rai rispondeva alle segreterie dei partiti e la sua condotta aveva in qualche modo una sua pubblicità.

Poi in Rai hanno giocato a fare i manager. Con i soldi degli altri. E così oggi pochi mandarini, i nuovi mandarini della Rai, spendono e spandono senza rispondere più a nessuno. Neanche a quella trappola infernale che era il ferreo controllo delle segreterie dei partiti.  Dalmomento chei partiti, tutti, non sono più quellidi una volta.

Una ragione in più per porre in modo concreto il problema del canone, della organizzazione della Rai e del suo rapporto con il mercato. Che vuol dire stabilire una volta per tutte cosa è servizio pubblico radiotelevisivo. Che non è, come qualcuno ignorantemente sostiene, per definizione tutto ciò che la Rai fa. Come dire ogni programma fatto dalla Rai è "unto dal Signore" perchè prodotto da una società che ha lo status di servizio pubblico. La Raiva riorganizzata in basealla scelta di un modello produttivo, finanziario, culturale.

Qualche mese fa, peraltro, il clima non era diverso. A conferma che le divisioni tra destra e sinistra, tra privatizzatori e sostenitori delpubblico, quandositrattadella Rai diventano qualcosa di marmellatesco e non più distinguibile.

Naturalmente non mancano le eccezioni, per quanto riguarda gli uomini da un lato ed i programmi dall'altro.

Intanto, come dicevo nelle prime righe, nelle prossime ore si decideranno le nuove nomine Rai.

A questo proposito vi propongo un link con un documento che sta facendo il giro della rete.

E' un elenco in cui sono riportati i fili delle parentele di alcuni dipendenti Rai.

E' un elenco molto lungo ed è anche un modo per leggerele mappe del potere degli ultimi quaranta anni.

Emerge il ruolo dei "..figli di ......mogli di .... fratelli di..... cognati di ..... nipoti di ....".

Un nepotismo da Roma del Settecento.

Certo tra loro ci sono anche persone di indiscusso valore ma rimane sempre la considerazione che l'offerta delle opportunità ha sempre imboccato la strada che porta ai rampolli che appartengono alle solite note famiglie.

Mi chiedo: ma perchè al figlio o alla figlia di un alto dirigente Rai non viene in mente difare che so, il medico, il professore, il notaio, l'avvocato o altro? No tutti in Rai.

Questo è il link (ma attenzione la sua stesura risale al 2003 e alcuni incarichi non corrispondono più alla collocazione attuale degli interessati.  Buonalettura

http://liberoblog.libero.it/spettacoli/bl4776.phtml

Sempre vostro

Raffaele Barberio

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lunedì, 10 luglio 2006
 

 

Campioni del Mondo

Vince la Piazza, vince la Rete

 

Campioni del mondo.

Contro tutti e tutto.

Contro Blatter e Zidane.

Contro i tedeschi arroganti e gli americani presuntuosi.

Una squadra con tante pecche, ma con armi nascoste impalpabili, straordinarie, esplose nello spirito di gruppo e con quel pizzico di fortuna che aiuta i realmente forti.

Un mese di percorso di guerra che ha coinvolto tutti, anche uno come me che non segue il campo più di tanto.

Ieri attesa, partecipazione palpitante, infine esplosione di gioia e poi tutti i telegiornali possibili in tutte le lingue e su tutti i canali analogici e digitali, terrestri e satellitari.

Deliranti le immagini delle piazze italiane.

Notte di luglio.

Caldo.

Notte in cui afa e sudore si mescolano ad emozioni ed ansie.

Tutti fuori, per strada, sulle terrazze, strombazzando dai balconi, come si faceva una volta, quando non c’era televisione e gli eventi si vivevano attraverso la condivisione con il vicinato o con la piazza.

Qui le immagini sono oceaniche.

Il Circo Massimo, Piazza del Duomo, Piazza del Plebiscito.

Ovunque la Piazza.

La vittoria dell’agorà.

Il contatto fisico davanti al maxischermo e poi nei caroselli che affiancavano una macchina all’altra, un motorino all’altro ad ogni semaforo.

E subito le analisi.

La componente umana.

Anche i grandi eventi hanno bisogno del contatto fisico per essere esaltati, hanno discettato esperti ed addetti ai lavori.  

Poi a letto, poche ore di sonno e questa mattina nuovamente la corsa all’inseguimento delle stesse immagini, ormai imparate a memoria.

Ancor prima di uscire da casa mi è arrivato un SMS.

Mandava a quel Paese (ma è un mero eufemismo) Napoleone, il Moulin Rouge, Platini, la Baguette, gli Champs Elysèe, la Bastiglia, Manet, Monet, Ribaud, il Gobbo di Notre Dame, la Nouvelle Cousine, Alain Delon, il Roland Garros, Saint Vincent (che è però italiana, ndr), Saint Tropez, les Jeux sont Faits, Je suis Catherine Deneuve.

Naturalmente l’ho girato ad una lista cospicua di amici.

Appena qualche giorno fa era stato preceduto da una foto del portiere della Germania che prova a parare il tiro di Del Piero con una Pizza Margherita in mano, una foto che ha fatto il giro di internet ancor prima di essere proposta dai principali quotidiani online.

Intanto appena poche ore dopo rimbalzava già la notizia della “Pizza 2-0 inventata da un pizzaiolo italiano con pizzeria in Germania.

La Piazza, la Rete.

Due mondi diversi ed uguali.

L’una antica, l’altra moderna.

Apparentemente opposte e indissolubilmente unite.

Anzi l’una nell’altra.

Perché la Piazza si mobilita ormai con la Rete e perché la Rete si alimenta con la mobilitazione della Piazza.

Con buona pace dei fondamentalisti che prevedono ogni giorno, in ogni occasione ed in tutte le salse la catastrofe orwelliana e con buona pace degli strateghi del “tutto virtuale” che pensano di toccare il mondo stando seduti alla scrivania.

Credo che in futuro non avremo mai più Piazza senza Rete e viceversa.

Sono pronto a giocarmi una Pizza.

Una pizza 2-0…..naturalmente.

Vostro

Raffaele Barberio

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mercoledì, 28 giugno 2006
 

Un tuffo nel futuro. L’Innovation Day di Alcatel a Parigi: vedere per credere!

 

 

Sì, un tuffo nel futuro. Ho accettato volentieri l'invito rivoltomi da alcatel Italia, per vedere in anteprima come comunicheremo nei prossimi anni, spinto sempre più dall'idea ormai banale che tv e telefono non saranno più quelli di una volta.

Un tuffo nel futuro, per vedere come la tecnologia diventa sempre più ergonomica, capace di rendere più semplici le vecchie funzioni e di crearne del tutto nuove con modalità applicative sempre più vicine alle abitudini di ogni giorno.

Un tuffo nel futuro, organizzato da Alcatel con molta attenzione per i dettagli, nel magnifico palazzo di Rue la Boétie, quartier generale della società a due passi dagli Champs Elysées e in una Parigi da pentagramma con le strade invase da oltre 4.000 band dislocate in ogni angolo di strada a festeggiare il ‘Giorno della Musica’, che hanno costituito la colonna sonora di questo Innovation Day.

La presenza italiana è stata ulteriormente impreziosita dalla mostra fotografica “Un été Italien”, sponsorizzata da Alcatel Italia presso la Maison Européenne de la Photographie, che ha coinvolto l’intero gotha della fotografia italiana.

Per l’occasione sono stati chiamati a raccolta i giornalisti di mezza Europa, ricordando i numeri che caratterizzano Alcatel: 1,5 mld di euro investiti in ricerca nel 2005 (pari all’11,5% del fatturato), 10.000 brevetti riconosciuti, 16.000 ricercatori su circa 58.000 dipendenti, 6 Alcatel Innovation & Research in Europa, Nord America e Cina, 21 centri di ricerca e sviluppo.

Quindi ricerca e innovazione come obiettivi prioritari. Alcatel fa ricerca su reti, servizi e applicazioni, in ambito radio e ottico, in modo diretto attraverso proprie strutture e laboratori o in collaborazione con partner, clienti, fornitori e con una rete internazionale di oltre 50 università e istituti di ricerca.

La giornata è stata un’occasione per assistere a demo, vedere prototipi e toccare con mano l’evoluzione delle comunicazioni, sia sul fronte dell’innovazione dei servizi – con la convergenza fisso-mobile e le applicazioni e i servizi IP e Mobile TV – che della Network Transformation, ovvero l’evoluzione flessibile verso il protocollo IP; in sostanza un insieme articolato di applicazioni in mostra che dischiudono scenari e prospettive del tutto nuovi.

Ma veniamo alle aree applicative, a partire dalla convergenza fisso-mobile e dalle applicazioni IMS. Coerentemente con l’approccio user-centered broadband l’utente viene messo al centro di un nuovo mondo di comunicazioni a larga banda, dove non ci sono più vincoli di terminali e di collocazione personale. Non si gestiscono più le chiamate nel modo con cui fino ad oggi ciò è avvenuto, ma sono gli utenti stessi che decidono le modalità con cui possono essere raggiunti su qualunque terminale, fisso o mobile e ovunque si trovino: in mobilità, a casa, in ufficio.

Attraverso le applicazioni per la localizzazione e la gestione della disponibilità, per esempio, le chiamate sul cellulare vengono reindirizzate sul telefono dell’ufficio. Il sistema rende inoltre disponibili funzionalità sempre più sofisticate per accedere con estrema flessibilità alle informazioni sul chiamante e sulla chiamata.

Se guardiamo alle applicazioni IP e Mobile Tv, il riferimento è alla nuova televisione, sempre più interattiva, personale e personalizzata. Una televisione che può essere usata per custodire i propri contenuti da condividere con la community di appartenenza (My own tv), per poter chattare e mandare icone e fotografie ai propri amici (Amigo tv) o per interagire con la tv e partecipare alle trasmissioni preferite, a quiz e interviste personalizzate (Participation tv). Quest’ultima forma lascia anche intravedere modelli d’uso di grande impatto sul piano della comunicazione politica ed elettorale. Inoltre, vanno segnalate le modalità d’uso sul cellulare, con il DVB-H in S-Band, che utilizza le frequenze satellitari su protocollo DVB-H. Infine, vi sono le attività relative alla Network Transformation.

Per offrire tutti i servizi innovativi visti, occorre disporre di un’infrastruttura adeguata, sempre più potente e flessibile, per poter tenere sotto controllo investimenti e costi di gestione. Qualche esempio: un'unica piattaforma per gestire sistemi mobili (GSM, Umts, WiMax, Gprs) che hanno caratteristiche diverse e usano frequenze diverse, funzionalità di pianificazione e ottimizzazione della rete flessibili, pronti ad accogliere i nuovi servizi con una capacità di trasporto fino a 40 Gigabit/s.

Si è conclusa così una giornata all’insegna della curiosità e della scoperta, ed accompagnata dallo slogan: “vedere per credere”.

E così abbiamo fatto.

Ora ci crediamo.

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Un tuffo nel futuro. L’Innovation Day di Alcatel a Parigi: vedere per credere!

 

 

Sì, un tuffo nel futuro. Ho raccolto l'invito  di Alcatel Italia per vedere in anteprima come comunicheremo nei prossimi anni, spinto come non mai dall'idea che telefono e tv non saranno più quelli di una volta.

Un tuffo nel futuro, per vedere come la tecnologia diventa sempre più ergonomica, capace di rendere più semplici le vecchie funzioni e di crearne del tutto nuove con modalità applicative sempre più vicine alle abitudini di ogni giorno.

Un tuffo nel futuro, organizzato da Alcatel con molta attenzione per i dettagli, nel magnifico palazzo di Rue la Boétie, quartier generale della società a due passi dagli Champs Elysées e in una Parigi da pentagramma con le strade invase da oltre 4.000 band dislocate in ogni angolo di strada a festeggiare il ‘Giorno della Musica’, che hanno costituito la colonna sonora di questo Innovation Day.

La presenza italiana è stata ulteriormente impreziosita dalla mostra fotografica “Un été Italien”, sponsorizzata da Alcatel Italia presso la Maison Européenne de la Photographie, che ha coinvolto l’intero gotha della fotografia italiana.

Per l’occasione sono stati chiamati a raccolta i giornalisti di mezza Europa, ricordando i numeri che caratterizzano Alcatel: 1,5 mld di euro investiti in ricerca nel 2005 (pari all’11,5% del fatturato), 10.000 brevetti riconosciuti, 16.000 ricercatori su circa 58.000 dipendenti, 6 Alcatel Innovation & Research in Europa, Nord America e Cina, 21 centri di ricerca e sviluppo.

Quindi ricerca e innovazione come obiettivi prioritari. Alcatel fa ricerca su reti, servizi e applicazioni, in ambito radio e ottico, in modo diretto attraverso proprie strutture e laboratori o in collaborazione con partner, clienti, fornitori e con una rete internazionale di oltre 50 università e istituti di ricerca.

La giornata è stata un’occasione per assistere a demo, vedere prototipi e toccare con mano l’evoluzione delle comunicazioni, sia sul fronte dell’innovazione dei servizi – con la convergenza fisso-mobile e le applicazioni e i servizi IP e Mobile TV – che della Network Transformation, ovvero l’evoluzione flessibile verso il protocollo IP; in sostanza un insieme articolato di applicazioni in mostra che dischiudono scenari e prospettive del tutto nuovi.

Ma veniamo alle aree applicative, a partire dalla convergenza fisso-mobile e dalle applicazioni IMS. Coerentemente con l’approccio user-centered broadband l’utente viene messo al centro di un nuovo mondo di comunicazioni a larga banda, dove non ci sono più vincoli di terminali e di collocazione personale. Non si gestiscono più le chiamate nel modo con cui fino ad oggi ciò è avvenuto, ma sono gli utenti stessi che decidono le modalità con cui possono essere raggiunti su qualunque terminale, fisso o mobile e ovunque si trovino: in mobilità, a casa, in ufficio.

Attraverso le applicazioni per la localizzazione e la gestione della disponibilità, per esempio, le chiamate sul cellulare vengono reindirizzate sul telefono dell’ufficio. Il sistema rende inoltre disponibili funzionalità sempre più sofisticate per accedere con estrema flessibilità alle informazioni sul chiamante e sulla chiamata.

Se guardiamo alle applicazioni IP e Mobile Tv, il riferimento è alla nuova televisione, sempre più interattiva, personale e personalizzata. Una televisione che può essere usata per custodire i propri contenuti da condividere con la community di appartenenza (My own tv), per poter chattare e mandare icone e fotografie ai propri amici (Amigo tv) o per interagire con la tv e partecipare alle trasmissioni preferite, a quiz e interviste personalizzate (Participation tv). Quest’ultima forma lascia anche intravedere modelli d’uso di grande impatto sul piano della comunicazione politica ed elettorale. Inoltre, vanno segnalate le modalità d’uso sul cellulare, con il DVB-H in S-Band, che utilizza le frequenze satellitari su protocollo DVB-H. Infine, vi sono le attività relative alla Network Transformation.

Per offrire tutti i servizi innovativi visti, occorre disporre di un’infrastruttura adeguata, sempre più potente e flessibile, per poter tenere sotto controllo investimenti e costi di gestione. Qualche esempio: un'unica piattaforma per gestire sistemi mobili (GSM, Umts, WiMax, Gprs) che hanno caratteristiche diverse e usano frequenze diverse, funzionalità di pianificazione e ottimizzazione della rete flessibili, pronti ad accogliere i nuovi servizi con una capacità di trasporto fino a 40 Gigabit/s.

Si è conclusa così una giornata all’insegna della curiosità e della scoperta, ed accompagnata dallo slogan: “vedere per credere”.

E così abbiamo fatto.

Ora ci crediamo.

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televisione, alcatel, innovazione, mobile tv


mercoledì, 31 maggio 2006
 

 

Ieri era la stampa. In seguito e sino ad oggi è stata la tv. Ma dalle prossime elezioni tutti sul web

E due. Dopo le elezioni politiche,quelle amministrative. Ma tra poco saremo a tre, con la campagna referendaria. Come se non bastasse sono intercorse anche alcune competizioni "interne" di non poco conto, come la composizione del governo e l'elezione del Predsidente della Repubblica. Insomma si è riscritta la mappa del potere nazionale e locale. Scusate se è poco. Ma ancor prima di tutto c'è stata una campagna elettorale senza precedenti di durata annuale e con toni apocalittici carichi di astiosità da parte di ambedue gli schieramenti, incapaci di legittimarsi a vicenda.

Insomma colpi su colpi, altro che fioretto. Colpi di scimitarra. Con molte incertezze da ambo le parti, ma con una certezza. Una sola e semplice certezza. Che loscontro si potesse vincere operdere sull'unica scena di battaglia plausibile: quella deglistudi televisivi, dei salotti tv, magari carichi di aggressione verbale e scontro all'arma bianca, passando per i corpo a corpo.

La parola d'ordine era: TUTTI IN TV. E' lì che si vince o si perde. E non c'era un solo politico disposto a mettere in discussione dale principio.

Una riprova di come il nostro sistema politico vada a rilento.

Viviamo in un mondo in cui la televisione è vista sempre più da pubblico di terza e quarta età. La natura degli spot ce lo conferma. tengono ancora bene i prodotti alimentari e per bambini, con le automobili, ma per il resto è un rifiorire di spot sulle dentiere e sui pannoloni (quelli per gli anziani).

La Procter & Gamble, che oltre ad essere una grande multinazionale è conosciuta come una scuola d'azienda con pochi concorrenti, ha deciso di spostare il 35% del proprio budget pubblicitario su Internet.

La spiegazione: "...La pubblicità va dove va la gente. Ora il pubblico si sta spostando su internet e così anche noi ci stiamo spostando su internet..." come ha dichiarato un manager di P&G ad un magazine italiano qualche settimana fa.

Ma non è solo la pubblicità ed il pubblico che vannosu internet. anche la politica è a caccia diconsenso e di voti e non può non seguire gli spostamenti del pubblico.

Negli USA il sistema politico considera ormai internet una risorsa imprescindibile per raggiungere gli elettori, non tanto e non soloper la sua economicità,quanto per le opportunità di messaggi basati sulla cultura delle community che internet può per sua natura veicolare.

Il Governatore del Minnesota dichiarò al momento della vittoria elettorale che gli consegnava il governatorato dinon aver speso un solo cent di pubblicità su tv e stampa, ma diaver lavorato solo attraverso internet, contattando tutto il suo elettorato tramite il web.

Bene, ci siamo anche in Italia. Le prossime elezioni vedranno anche in Italia una propaganda web-based. E' bene che partiti e candidati si convincano di ciò, non per convertirsi ad una cultura a base tecnologica. Guai. Ma semplicemente perchè la regola della comunicazione su internet è quella di parlare per target, per gruppi diinteresse, per cluster tematici. Sarà un salto di qualità. I politici nostrani dovranno fare un bel salto di qualità. Nè potranno pensare di risolvere il problema facendo scoppiare le nostre caselle di posta elettronica con migliaia di documenti immodizia, schede facsimile e santini elettronici.

Dovranno essere più concreti e pratici, dovranno misurare le risposte e farsi un'idea su se e come cambiare il loro messaggio.

Sarà una bella brova e certamente un salto diqualità.

Ma attenzione, non c'è alternativa.

Le prossime elezioni saranno tutte su web. Sinora i politici hanno cercato il contatto personale, l'uso della stampa, l'invito in tv. Il web è tutte queste cose. Non le sostituisce. Le esalta. Ma le fa anche sottostare alle regole della rete.

Sarà il nostro politico pronto a raccogliere anche delle risposte in tempo reale dal proprio elettorato?

Appuntamento sul web per la prossima campagna elettorale.

Vostro Raffaele Barberio

 

 

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mercoledì, 24 maggio 2006
 

Chi l'ha detto che l'innovazione tecnologica non possa avere un lato divertente?
Ecco un modo diverso di mostrare tutte le difficoltà che esistono sul percorso che porterà il Paese all’economia digitale.  Eccovi il gustoso punto di vista di  Amalia Vetromile, che mi sembra carino riportarvi.


Atto unico di Amalia Vetromile

Ore 7.30 Distribuzione numeri per rilascio documento espatrio. Ferruccio ha chiesto ad un’amica – abita proprio lì vicino – la cortesia di andare a prendere il numero. Lui arriverà di lì a poco, abita dall’altra parte della città.
Ore 8.30 Ferruccio arriva puntuale come promesso, ringraziamenti, saluti, si mette in fila.
Ore 10.30 Ferruccio è ancora lì, in coda. Piove, non c’è posto nell’ufficio. Rimane lì, sotto la pioggia scrosciante, con il piccolo ombrellino pieghevole – rimediato al volo dall’extracomunitario all’angolo della strada -, utile a riparare il capo e un po’ le spalle, ma i pantaloni sono ormai tutti inzuppati. Arriva trafelato un funzionario – evidentemente in ritardo- si sfiorano, Ferruccio lo guarda, riconosce antichi tratti somatici noti e, dopo un attimo: “Giovanni, ma sei proprio tu? Quello che a scuola arrivava sempre di corsa mentre il bidello chiudeva le porte! Non hai perso l’abitudine di essere in ritardo”. L’altro lo fissa e dopo un momento di imbarazzo: “Ferruccio! Quello tutto occhiali e vocabolario! Che ci fai qui, sotto quest’acqua?” Ferruccio gli spiega che deve andare negli Stati Uniti a ricevere un premio e che si è ricordato all’ultimo momento di un documento mancante. Giovanni lo invita ad accompagnarlo in ufficio, a prendere un caffè insieme. Ferruccio è perplesso, teme di perdere il turno conquistato dopo tre ore di attesa, Giovanni lo rassicura, “non ti preoccupare, siamo compaesani, ci penso io” e lo spinge quasi di forza nel suo ufficio chiedendo alla segretaria di portare due caffè.
Tutto questo succede mentre si fa un gran parlare, negli ambienti dell’information technology di cooperazione applicativa, di codice dell’amministrazione digitale, di slogan come “dalle code al click” e via discorrendo. Allora, in sistemi informativi evoluti che si parlano direttamente, dove le Amministrazioni digitali cooperano, in maniera trasparente per l’utente, manca una riflessione fondamentale: i sistemi informatici devono tenere conto del dialetto!
La “richiesta di servizio” del dominio richiedente si deve presentare in maniera adeguata. “Buongiorno signò, sono Pasquale, ‘a busta di e-gò del comune di Napoli, me la fareste la cortesia di farmi fare ‘na rid – come dite voi, nella capitale, ‘na guardata - d’o record d’o paesano mio, Ferruccio Esposito. Quello abbita a Roma, ma è paesano, è nato a Casavatore in provincia di Napoli. E’ nu bbuono guaglione, mi dovete fare il piacere di farmi il certificato di buona condotta”. Pasquale ha fretta e ha lanciato una richiesta di servizio sincrona, e quindi rimane in attesa di risposta. E il professionale sistema informativo del casellario giudiziario di Roma: “Me dovete dà quarche dettaglio, chi è, a chi è ffiglio, perchè se – mi dovete scusare – se è fijo de na bbona donna, mica ve lo posso dà er certificato”. “E ‘o figlio di Concettina, la bidella della scuola a Materdei, quella che vendeva i cornetti caldi di stramacchio nell’intervallo. Appena suonava la campanella apriva l’incartata di paste e esponeva le briosce morbide agli affamati alunni della scuola” è la risposta pronta del messaggio inviato dalla Porta di Dominio napoletana. “Ma che dite, Concettina, la mamma dell’usciere der Sindaco, quella che poi si era trasferita a Roma perché er marito era annato a Regina Celi?” Chiede sospettoso il messaggio della Porta di Dominio romana. “Ma che vi credete” insiste il messaggio napoletano “che avete capito. Quello, Nicola - il marito di Concettina - faceva il secondino, per questo era andato a Regina Celi perché era stato promosso da Poggioreale. E poi Poggioreale non gli piaceva perché stava vicino al cimitero e lui era superstizioso. Insomma io vado di fretta, tengo la fila agli sportelli. Me lo volete fà fà ‘stu certificato o no?” Passa un tempo, si sente il trillare dei bit lungo la larga banda che connette i sistemi. La transazione nel sistema informativo romano è stata innescata. Si sente il bip della Notifica Evento. Domenico, il portiere della Porta di Dominio romano: “Ecco qua, Pasquale, ti ho mandato quello che volevi” Sono diventati amici, nel frattempo, e ora si danno del tu. “Ma me raccomanno, nun lo dì in giro che ti ho favorito in questa maniera”. “Grazie, a buon rendere” è la pronta risposta di Pasquale “nun te preoccupà sarò una tomba. Sei un grande sistema, a disposizione sempre pe’ qualsiasi cosa, niente a che vedere con certi sistemi informativi del Nord. Nun te capiscono, gli devi spiegà le cose un sacco di volte. Ogni tanto se ne escono co’ certe parole astruse. L’altro ieri so’ andato a Milano, mi serviva ‘n atto di nascita. Quello, Ambrogio, ‘o guardaporta del Dominio milanese, se n’è asciuto cu ‘a semantica,- ma che è ‘na cosa ca se magna? Parla comme t’ha fatto mammeta! - nun capiva. Ce l’aggi’ avuta spiegà cinque volte. Quasi quasi dicevo a Gennaro, che stev’ aspettanno for’all’ufficio, che faceva primma ad andare isso a Milano c’o treno.” “Nun te ne curà!” E’ la risposta pronta di Domenico. “ Mo’ te dico quello che mi è successo l’altro giorno. C’avevo da fa’ n’interrogazione ar database de ‘a Sicilia. glie faccio ar portiere der Dominio de ‘a Sicilia. Silenzio. Arifaccio la domanda. me risponne. glie faccio . Insomma se ne è annato bbono un quarto d’ora. So’ dovuto annà in time out. Hai capito che mondo!. E poi dicono che dobbiamo cooperà”. “Eh sì. C’hai raggione. L’altro giorno s’è presentato uno di Firenze, ogni tre lettere mi perdevo nu bait, quelli non tengono le ci, ‘na fatica pe’ capì che gli serviva, e poi dicono che loro parlano l’italiano vero” ribatte Pasquale. Il tempo passa, stanno diventando amici, incuranti degli alert che cominciano ad accavallarsi nella rete. C’è la fila di richiesta di servizi, sincrone, asincrone, ormai sembra di stare ad uno sportello della ASL. “Pasquale, mi sa che ti devo lasciare, questi stanno cominciando a innervosirsi”, con un sospiro di rammarico Domenico, ”mi pare di sentire er portiere de Torino, famme risponne’, sennò quello comincia a dì che semo i soliti romani. Te saluto. Alla prossima”. “Bbona giornata” gli fa eco Pasquale “pure io tengo in coda ‘o guardaporte di Genova. Devo fare presto, quello è pure tirchio, va a finire che dice che spende troppo di telefonata”.

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domenica, 21 maggio 2006
 

Per segnare in qualche modo il mio ritorno alla blogsfera, vi propongo un interessante articolo di Alesandra Talarico pubblicato su key4biz.it di ieri

ICT: l’Europa è in ritardo. Serve 'convergenza politica’ per combinare strumenti normativi e promozione della ricerca

 

Suscita preoccupazione il ritardo dell’Europa rispetto ai suoi concorrenti nella ricerca sulle tecnologie ICT, con investimenti che ammontano ad appena la metà di quelli degli Stati Uniti.

Bisogna fare di più, dunque, per migliorare l'accesso alle connessioni internet a banda larga, agevolare la circolazione dei contenuti digitali, liberare lo spettro radio per le nuove applicazioni, integrare la ricerca e l'innovazione e ammodernare i servizi pubblici.

 

È quanto emerge dalla relazione annuale sui progressi compiuti dagli Stati membri nell'ambito dell'iniziativa i2010, lanciata il 1° giugno 2005 per stimolare la crescita produttiva, la competitività e l’occupazione nell’economia digitale.

 

Malgrado la crescita registrata nel 2005 e il tasso del 2% circa previsto per il 2006, la crescita annuale del PIL dell'Unione europea resta ben al di sotto del 2,7% registrato dagli Stati Uniti tra il 2000 e il 2005.

 

Con un tasso di crescita costantemente superiore alla media, tuttavia, le tecnologie ICT sono ancora il settore più innovativo e a maggiore intensità di ricerca dell'Unione europea avendo rappresentato il 25% dello sforzo di ricerca totale e il 5,6% del PIL nel periodo 2000-2003.

L’ICT è inoltre all’origine di almeno il 45% degli incrementi di produttività realizzati dall'Unione nel periodo 2000-2004.

 

In questo contesto, i progressi raggiunti dall’Italia non sono ancora sufficienti: dallo studio emerge infatti che nel nostro paese, la penetrazione della banda larga è pari all’11,8%, contro il 12,8% dell’Europa a Venticinque e il 25,2% dell’Olanda.

 

Quanto alle maggiori economie europee, in Francia si è osservato un tasso di penetrazione della banda larga pari al 16,4%, in Gran Bretagna 16,5%, in Germania 12,8%. Il risultato peggiore, invece, è stato quello della Grecia con l’1,4%.

 

“Ritengo che i progressi compiuti dalle politiche europee per l'economia digitale non siano ancora sufficienti”, ha affermato Viviane Reding, Commissario europeo per i media e la Società dell'informazione.

Nonostante si comincino a percepire i primi risultati del nuovo approccio comunitario in materia di ICT, ha aggiunto la Reding, è vero anche che allo stato attuale, il settore contribuisce alla crescita della produttività europea in misura minore di quanto facesse dieci anni fa

 

La Reding lancia dunque un accorato appello a tutti i leader europei, invitandoli a “dare il massimo impulso alla realizzazione dei programmi nazionali di riforma di questo settore e a non rifuggire dalla concorrenza transfrontaliera nel campo delle telecomunicazioni”.

 

Solo investendo di più nell’ICT e favorendo la concorrenza transfrontaliera “sarà possibile garantire che l'enorme potenziale del settore sia usato per migliorare la nostra capacità di concorrenza in tutti i settori dell'economia”.

 

In seguito all'adozione della strategia i2010, le politiche in materia di ricerca e innovazione sono considerate prioritarie in tutti i programmi nazionali di riforma degli Stati membri.

Tuttavia, alle politiche della società dell'informazione sembra mancare quel nuovo impulso necessario per la loro piena attuazione e i programmi non prendono in considerazione volani della crescita quali la convergenza delle reti, dei contenuti e dei dispositivi digitali.

 

Non è però completamente negativo il quadro tracciato dalla Ue: nel corso degli ultimi due anni, sono infatti ripartiti gli investimenti nelle reti, mentre gli abbonamenti alla banda larga sono cresciuti del 60% nel 2005, raggiungendo i 60 milioni, pari al 13% della popolazione della Ue.

 

L’industria cerca di rispondere alla domanda di multimedialità con le nuove offerte Triple Play, che inglobano Tv, telefonia e internet, mentre prende sempre più piede anche la web Tv – la Televisione via internet - fortemente incoraggiata dal quadro normativo comunitario per le comunicazioni elettroniche, aggiornato nel 2002 con l'obiettivo di rafforzare la concorrenza e gli investimenti.

 

La Commissione europea prevede inoltre che un nuovo impulso all’ICT arriverà dal nuovo piano d’azione sull’eGovernment, che evidenzia il ruolo essenziale che possono svolgere le TIC per rendere i servizi pubblici più efficienti e più reattivi.

 

La relazione – la prima in assoluto sull'iniziativa i2010 -  ribadisce la necessità di una “convergenza politica” nel settore ICT per combinare gli strumenti normativi e la promozione della ricerca a livello dell'UE nell'interesse della crescita e dell'occupazione in Europa.

 

Le prime misure adottate nell'ambito dell'iniziativa i2010 comprendono il "Riesame 2006” del quadro normativo comunitario per le comunicazioni elettroniche, già avviato dalla Commissione nell'autunno 2005, una nuova strategia per una gestione più coordinata ed efficiente dello spettro nell'UE, l'ammodernamento delle norme comunitarie per i servizi audiovisivi senza frontiere e una componente ICT più solida nell'ambito del Settimo programma quadro comunitario di ricerca e sviluppo, nonché nell'ambito del programma per la competitività e l'innovazione.

 

Le prossime misure della Commissione ai fini dell'iniziativa i2010 saranno una strategia su una società dell'informazione più sicura, che sarà adottata entro la fine di maggio, e delle opzioni politiche per il riesame 2006, che saranno presentate entro la metà di giugno 2006.

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domenica, 17 aprile 2005
 

Media necrofili ossessionati dalla diretta sulla morte del Papa.

E' un pensiero che mi pesa sul collo. Tutti siamo stati coinvolti dalle dificili condizioni del Papa, da gennaio in poi. Personalmente ne ho seguito con ansia e commozione le varie fasi.  Questo Papa ha sempre esercitato su di me una grande ammirazione, innanzitutto per il modo con cui è entrato nella storia del suo tempo, anzi per il modo con cui ha contribuito a determinarne il flusso. Negli ultimi mesi la sua malattia ha scatenato anche in me, come in milioni di persone, un moto di intensa tenerezza e di partecipazione affettuosa alla speranza che il ristabilimento potesse in qualche modo farlo tornare presente alla sua missione.

Quando ad inizio dell'anno il Papa fu ricoveratoal Gemelli, il cortile dell'ospedale romano fu preso d'assalto da centinaia di giornalisti di tutto il mondo e decine di mezzi ed impianti satellitari delle televisioni dei cinque continenti. Tutti aspettavano l'ora fatale e guardavano con invidia quelli tra loro più previdenti che, pur avendo speso di più in trasferta ed altro (perchè arrivati con qualche giorno di anticipo) si erano assicurati le postazioni migliori. Un amico americano, giornalista di un noto network mi ha riferito i commenti più singolari ed irrispettosi. Stare accampati lì con i caravan era un sacrificio ed un costo per i network e tutti erano lì a discutere: ce la farà o non ce la farà. Ma in quei giorni andò male a qualcuno. Il Papa riuscì a superare la crisi e fece ritorno n Vaticano. Il senso di frustrazione tra alcuni professionisti dell'informazione non fu neanche molto nascosto. Peccato ero lì, poi magari il servizio, quando il Papa verrà meno, lo assegneranno al o alla collega. Insomma cose discutibili, ma che fanno in un certo senso parte delle cose.

La lenta agonia del Papa è stata invece altro. L'appollaiamento di decine di giornalisti intorno al Vaticano, con presidio no-stop. Tutti in attesa dell'ultimo respiro, tutti sempre pronti alla diretta. E fin qui ancora niente ancora di irreparabile. Poi con il passare delle ore, ben prima delle 21,37 del 2 aprile 2005, ovvero con almeno da 24 ore prima, in tutti o quasi i collegamenti televisivi i cronisti hanno posato il microfono e impugnata la pala. Hanno cominciato a buttare terra sul corpo del Papa ancora in vita.  Ogni espressione considerava il Papa già deceduto. La coniugazione dei verbi è subito mutata dal presente al passato.  La cosa naturalmente ha contaggiato anche la carta stampata, più abituata alla riflessione ed ai tempi dell'analisi. La Stampa ha addirittura anticipato la sera del 1° Aprile, ovvero un giorno prima della morte del Papa, un titolo inequivocabile per l'edizione del giorno dopo, indicando l'alfa e l'omega della vita del Papa e dichiarando il 2005 come anno di morte.

L'informazione, si sa, deve riferire la realtà. Quando è efficiente e sa fare il suo mestiere la deve riportare anche in presa diretta. In questo caso sono andati oltre, con l'obiettivo di anticiparla. Ma si sa i problemi sono tanti: la troupe, l'edizione di massimo ascolto che incombe, la soffiata che dà avvantaggiata l'iniziativa del competitore diretto e chi più ne ha più ne metta. E poi, nessuno è perfetto.

Che brutta televisione!!

Sempre vostro

Raffaele Barberio  

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giovedì, 16 dicembre 2004
 

 

Gli equivoci sul servizio pubblico televisivo. Storia penosa di un dibattito senza fine e senza futuro.

 

La televisione pubblica deve fare servizio pubblico.

Questa in sintesi l’uscita autorevole e senza mezzi termini del Presidente Ciampi sullo stato della televisione pubblica in Italia e l’invito più generale ai giornalisti di mantenere la schiena dritta, lontani da ogni asservimento.

La vicenda ha preso, come era prevedibile, le prime pagine dei giornali. Ma non c’è da preoccuparsi, verrebbe voglia di dire, tra qualche giorno non se ne parlerà più. Con tutto il rispetto.

L’espressione servizio pubblico, radiofonico prima e televisivo poi, circola ormai da oltre ottanta anni tra dibattiti, atti parlamentari, arringhe politiche, pagine dei giornali e tesi universitarie.

Per l’esattezza, come non solo gli esperti di Tv sanno, il termine nacque in Gran Bretagna ad opera di John Reith, primo mitico grande capo della BBC degli anni Venti, agli albori del broadcasting britannico.

In quegli anni si registrò lo spartiacque tra una concezione americana del tutto privatistica della radio, il cui sviluppo tra emittenti in competizione tra loro doveva essere sostenuto dalla risorsa pubblicitaria, ed una concezione europea fondata essenzialmente sul regime di monopolio.

Un monopolio dettato da due ragioni: la scarsezza delle frequenze allora disponibili (“…privatizzare l’etere è come privatizzare il mare..”- disse Reith) e la responsabilità culturale nei confronti dell’opinione pubblica.

Tuttavia, questa responsabilità era riferita essenzialmente alla possibilità, inedita sino ad allora, di offrire ad un grande pubblico le opere d’arte del momento (musica, canto e teatro in primis).

Fu solo Goebbels, qualche anno dopo, ad immaginare un futuro radioso per la tv, che stava appena muovendo i primi passi in laboratorio a metà degli anni Trenta. E possiamo immaginare l’uso che ne avrebbe fatto, se la Storia avesse dato ragione alla sua visione del mondo.

Poi in Europa trionfò la democrazia e con essa il monopolio della Tv pubblica, che per decenni si assestò su modelli di business differenti: finanziata dal solo canone (come in Gran Bretagna), finanziata dalla sola pubblicità (come in Spagna), finanziata dal canone e dalla pubblicità (come in Italia).

Diversi modi di finanziare il servizio, ma con una programmazione sempre formalmente orientata al principio di servizio pubblico radiotelevisivo.

Cosa voleva dire?

Voleva dire una declinazione rinnovata dell’antico motto di John Reith “Informare-Divertire-Educare”. In sostanza una programmazione attenta e rispettosa di una domanda culturale del pubblico che deve però essere anche sollecitata con appropriate scelte di contenuti, personaggi, linguaggi, format e così via.

E così è stato per decenni.

Cosa vuol dire oggi?

Francamente non si sa!

In Italia il concetto di servizio pubblico appare ideologizzato e privo di significato.

Eppure è del tutto evidente, anche agli occhi dei più distratti, quanto sarebbe utile rinverdirne il significato e la missione, alla luce della scadente qualità attuale della televisione pubblica, tanto più se si considera che è finanziata dal denaro dei cittadini, proprio in rispetto di quel requisito di servizio pubblico.

Certo, in passato dietro la necessità del servizio pubblico televisivo si nascondeva un sistema politico che necessitava come il pane della tv pubblica per distribuire assunzioni tra le categorie che fanno sempre più opinione: giornalisti, intrattenitori, personaggi dello star system. E che in cambio raccoglieva spazi televisivi, apparizioni ed in qualche caso deviato anche il codazzo di starlet al ristorante.

Eppure era una buona televisione.

Ed era anche una televisione pubblica ricca di dirigenti, funzionari e maestranze di grande professionalità.

Di sicuro una delle migliori d’Europa e del mondo.

Fatta da uomini che sapevano di televisione e che avevano anche una visione del mondo in cui collocarla.

Oggi il livello è drammaticamente sceso.

Il risultato è quello di un confronto irreale, un dibattito schizofrenico tra esperti, giornalisti, politici e amministratori di tv di Stato tutti impegnati a tempo pieno nella militante difesa del principio ormai svuotato di servizio pubblico e la realtà di una programmazione vergognosamente priva di alcun carattere di servizio pubblico, dominata dal cattivo gusto, dall’ignoranza, da qualche culo e tetta di troppo e mitigata dalla copertura di qualche foglia di fico di buona televisione che ancora, grazie a Dio, circola.

E tutto questo in cambio della raccolta del canone per un importo di oltre 3.500 miliardi di vecchie lire, una cifra spaventosamente alta su cui esercita un controllo senza limiti una schiera di Nuovi Mandarini, che magari appena dieci anni fa non sapeva neanche cosa fosse la televisione.

Ma vorremmo fare anche una considerazione di merito.

Una considerazione che ci riporta al grande equivoco del dibattito italiano.

Da decenni nel nostro Paese il concetto di servizio pubblico coincide con la Rai.

Il paradosso sillogistico è che essendo il servizio pubblico un concetto per sua natura positivo ed essendo la Rai un’azienda di servizio pubblico per legge, per alcuni tutto ciò che la Rai fa sembra dover essere legittimato per definizione, perché fatto per l’appunto dal servizio pubblico.

Mi chiedo e vi chiedo: è mai possibile qualcosa del genere?

Il concetto di servizio pubblico non può coincidere con un’azienda. Deve coincidere con degli standard, con un risultato da raggiungere.

In Gran Bretagna il servizio televisivo nel suo complesso è un servizio pubblico, alle cui regole devono attenersi sia la BBC che le reti commerciali private.

La tv commerciale britannica deve così rispettare delle guidelines, che definiscono i termini con cui esercitare il servizio, la cui violazione comporta (come è accaduto più di una volta) la revoca della licenza ed il subentro di altra società televisiva (le società televisive private non hanno la proprietà delle reti trasmissive).

Se la Rai vuol proprio fregiarsi nei fatti (oltre che nel Contratto di servizio) del titolo di servizio pubblico, cambi rotta, faccia tv di qualità, la mescoli pure con qualcosa che tocchi lo stomaco di quel grande pubblico a caccia di pettegolezzi e rumori di fondo, di finte lacrime e di cattivo gusto, ma faccia generalmente tv di qualità.

Ha i soldi per farlo.

Il guaio è che di tutto questo non si parlerà più tra qualche giorno. Continueremo ad avere in casa nostra quel cattivo gusto che attraverso il tubo catodico viola ogni giorno il nostro domicilio culturale e tra qualche settimana, qualche mese, qualche anno, riapriremo magari un rinverdito dibattito sul ruolo della televisione di servizio pubblico nel Terzo Millennio.

Aiuto!

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